giovedì, 05 ottobre 2006
Il quadro clinico diventava via via più disperato, sua madre, dopo quasi settantadue ore di travaglio, era ormai allo stremo delle forze, la bimba dimostrava evidenti segni di sofferenza fetale.
La piccola creatura non voleva nascere. Forse, la sua minuscola anima aveva già sentore delle sofferenze che il mondo le avrebbe inflitto.
Oppure, più verosimilmente, era il mondo a non volerla. Quel minuscolo fardello non poteva di certo essere utile.

I medici, intanto, dopo un rapido consulto, compresero che occorreva fare una scelta drastica, terribile: una della due, madre o figlia, andava sacrificata, per permettere all'altra di sopravvivere. Si, ma quale?

Il primario dell'ospedale chiamò l'uomo che era in attesa fuori, nel corridoio dell'ospedale. L'uomo: marito della prima e padre della seconda. Toccava a lui prendere la decisione finale. Chi delle due? La sua adorata donna, sposata appena dieci mesi prima, o la creatura formatasi con una parte del suo stesso sangue?
Era confuso, disperato, chiese al primario una manciata di minuti per decidere. Il primario accettò.
L'uomo entrò nella vicina cappella, si inginocchiò davanti al piccolo altare e rivolto verso la statua lignea di S. Anna, protettrice delle partorienti, pregò con tutto il fervore di cui era capace.
E decise. Nessun sacrificio. Avrebbe dato il permesso per un taglio cesareo. Anch'esso era pericoloso all'epoca, non esisteva ancora l'ecografia pelvica che avrebbe aiutato i medici ad agire con più sicurezza, ma mai e poi mai sarebbe riuscito a scegliere tra una delle due.

Comunicò la sua decisione al primario che lo guardò con velata tenerezza. E sia.
Avrebbero proceduto con l'intervento di parto cesareo. Sarebbe andata secondo la volontà del Supremo Giudice.
Dopo l'intervento, che sembrava non dovesse finire mai, durante i quali sua madre collassò in modo mediamente grave e fu prontamente ripresa, finalmente la bimba venne alla luce. Nacque violacea, il cordone ombelicale completamente avvolto intorno al piccolo collo ed era in posizione podalica. Non sarebbe sopravvissuta ad un parto normale.

Ma ora, sia lei che la sua mamma, erano salve.
Suo padre, pazzo di gioia ringraziò la santa alla quale si era rivolto con le sue preghiere e in segno di gratitudine decise che la piccola, tra poche settimane, sarebbe stata battezzata con il solo nome possibile: Anna.
Postato alle 17:53 mentre Gif firma continua a morire...
Permalink - commenti (11) (popup)
mercoledì, 04 ottobre 2006
Cinque mesi.
Era già al quinto mese di gravidanza sua madre quando ricevette la notizia, attesa e sperata, che le permise di sollevare quell'enorme peso che le gravava sul cuore.
No. Non era un cancro quello che stava crescendo nel suo grembo, ma un bimbo. Non un apportatore di morte dunque, ma presenza di vita.
Eppure lui, anzi lei, dato che in realtà si trattava di una bambina, per cinque interminabili mesi, in un periodo nel quale l'ecografia era ancora al di là da venire, era stata considerata alla stregua di una massa tumorale: promessa di morte certa.
Ed è in questo preciso intante, prima ancora della sua effettiva venuta al mondo, che l'Araba Fenice inizierà a morire...
Postato alle 22:12 mentre Gif firma continua a morire...
Permalink - commenti (3) (popup)